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Tre stili.
Tre modi diversi per rendere un'opera, singolarmente, attraente.
Certo è inusuale vedere in un'opera d'arte racchiusi ben tre periodi
artistici, con relative correnti scaturite da trasformazioni interne,
distinte dallo stile, dalla tecnica e dal periodo storico ma unite dall'unico
mordente, lo spirito creativo dell'artista, che rende visibile la sua
arte nella sua massima espressione.
Confrontando i tre momenti, seguendo la linea-forma concettuale, è
possibile giungere a delle definizioni che a primo avviso darebbero una
esaustiva risposta a cosa rappresentano nella storia dell'arte questi
tre periodi.
Per «Classico» (450-323 a.C.), intendiamo, più che
l'individuazione cronologica di un periodo storico preciso (quello greco-romano),
il contenuto estetico di una particolare visione dell'arte, legato al
concetto di «perfezione assoluta», non suscettibile di valutazioni
soggettive contingenti o relative, ma ispirato a valori universali ed
eterni. Principi matematici e geometrici riconducono l'arte nello spirito
della razionalizzazione, annullando il problema della percezione. La realtà
che ne scaturisce è rappresentata, depurata da qualsiasi forma
di soggettivismo percettivo e interpretativo, espressione che prenderà
forma in quella di bello ideale
Il «Neoclassico» (1750-1815), come dice la parola stessa,
da vita ad una forma nuova del periodo classico. Contrapposto all'arte
barocca e alla sua irregolarità, al suo virtuosismo, alla sua sensualità,
aderisce a quei principi caratteristici dell'arte classica, semplicità,
razionalità, equilibrio, simmetria. Teorico del periodo artistico
fu Johann J. Winckelmann (1717-1768), affermando il primato dello stile
classico (in particolar modo quello greco), quale mezzo che esprimesse
la bellezza ideale, contraddistinta da nobile semplicità
e calma grandezza. Massima espressione del neoclassicismo è
Antonio Canova. Le sue sculture realizzate in marmo bianco con un modellato
armonioso rendono le anatomie quasi perfette con gesti misurati e tengono
in conto delle psicologie dei soggetti, assenti o silenziose.
Infine la «Popart» (anni '50), nata dall'incontro dell'arte
con la cultura dei mass media. Il gusto è tipico degli USA. Tutto
è dominato dall'immagine, e tutto viene riciclato e trasformato
in una pittura realizzata in modo freddo ed impersonale. Tra i più
celebrati artisti di questa corrente, spicca il nome di Andy Warhol, famoso
per le sue opere dai tratti marcati delle colorazioni, stagliando quello
che sarà poi il canale della popart: produrre un passaggio da un
grado basso a uno alto. Limmagine è sottratta dallambito
del consumo per essere introdotta in ambito élitario.
Tre stili di pittura che recano in se, ciascuno, il proprio messaggio:
- il primo la ricerca di un qualcosa, il bello ideale, quale modo per
raggiungere la benevolenza degli dèi;
- il secondo, copia la ricerca del primo, per uscire fuori da un periodo
che reputano poco fruttuoso. Moti rivoluzionari infiammano gli animi che
come conseguenza portano una trasformazione nell'arte;
- il terzo, con la ripetizione ossessiva di immagini pubblicitarie, testimonia
come l'oggetto in questione sia divenuto un referente più importante
di altri valori interiori o spirituali nell'ormai cambiata società
del consumismo.
Tutto frutto di apparenza.
Idealizzazione dellimpossibile che muta la propria irrealtà
in realtà fittizia per la mente umana che è sempre alla
ricerca di mezzi palliativi per risollevare il proprio animo dal peso
dellincombente male oscuro. Perfezione assoluta o perfezione razionale
e semplice come rifiuto della sensualità o semplicemente icone
dei mass media che animate o inanimate prendono vita nellimmaginario
collettivo di una società che è in continua metamorfosi,
sono tre espressioni artistiche, diverse per il periodo cronologico ma
simili nel contenuto, che si fondono nelle opere di Mosè La Cava.
Giuseppe
Piscitelli
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