La luce e i sensi
 
     



Non avrei mai potuto immaginare dopo aver visto e apprezzato tanti quadri, tanti disegni, litografie o serigrafie di artisti diversi, che un pittore riuscisse ancora, e così meravigliosamente, a coniugare temi sacri di bellezza olimpica, di serena e pacata classicità con una sensibilità moderna, con la chiarezza del tempo presente.
Le opere classiche, autentiche e rivisitate, hanno sempre un loro autentico e genuino fascino. Scavando tra i lapilli di Pompei o nelle lave di Ercolano, ormai da due secoli e ancor oggi, gli archeologi compresero e comprendono subito che mai arte e sensibilità potevano essere meglio avvertite.
La scoperta di qualcosa di nuovo, che ci viene dal mondo antico, dalle opere di artisti, di poeti, di scrittori, da opere talora restate per anni sepolte nella terra o più semplicemente tenute nell'oblio, dà una sensazione e un piacere inenarrabile.
Il silenzio di queste visioni che sono effettuate a solo scopo di arte, per diletto di chi doveva guardarle, senza il desiderio didascalico di tanti autori coevi o successivi, autori di tanti cicli di scultura e di pittura, offerti a gloria e a futura memoria di qualche personaggio.
Il fascino dell'antico e della scoperta si rinnova quindi ogni volta, con una voluttà che sollecita la fantasia a immaginare e ad alzare il velo di un mondo metafisico di cui normalmente ignoriamo l'esistenza.
Questa la lettura dei quadri, dei frammenti, degli strappi di arte antica.
Rappresentino essi le divinità dell'Olimpo, raffigurino le Muse nei loro preziosi pepli, suonino il sistro e la cetra, siano divinità fantastiche che divennero simboli e metafore della vita dei comuni mortali, rappresentanti straordinari dello svolgere della vita, testimoni e preludio alla stessa morte. Siano àncore tali immagini sottratte al silenzio spettrale di un mondo classico da noi ormai lontanissimo, lontane dai nostri tempi e dalle nostre dimensioni in cui le macchine, la cibernetica, il sempre più perfetto e compiuto automatismo si sostituiscono alla meditazioni, al silenzio, all'opre di bottega, dove l'Arte era la vera e unica protagonista.
È davvero il motore di un automobile più bello delle Nike di Samotracia?
Ora però in questa mostra ci domina l'accattivante sguardo della Medusa, ci vengono incontro ballerine in festa e quasi in corsa verso un Sabba che promette piaceri e fragranze carnali, ora ci inquietano quegli sguardi e quei volti androgini che si espongono liberamente all'ammirazione del mondo.
Shelley ammirando una Medusa che il Vasari diceva essere addirittura di Michelangelo ma che una lettura attenta attribuisce a un ignoto coevo pittore fiammingo ebbe un moto di piacere immenso. Quel piacere che sgorga guardando "una bellezza insidiata e incontaminata".
Lo stesso piacere è di Goethe facendolo vivere a Faust in un incantesimo estremo, vissuto più tardi da lui stesso di fronte alla Medusa Rondanini.
La rappresentazione della Medusa è sempre contrasto tra vita e morte, tra dolore e piacere, sempre suscita un ineffabile incanto come di un enigma inspiegabile.
Diciamo pure che Mosè La Cava ha una sua personale compiuta e decisa capacità di rivisitazione dell'arte antica. È sempre figlio del suo tempo, assimila con decisione colori, valori e spunti del passato, li fa suoi, li riscrive con un pennello dal tratto deciso, senza difficoltà di vedere in essi una poesia autentica.
La lirica visione del mondo di Mosè La Cava ci dona spunti di passionale sensualità, ci dona affetti che il brusio del mondo appena riesce a scalfire e a disturbare. La sua è un'arte sublime, descrittiva, decisa, di impegno culturale, è un'arte impostata su temi eterni e universali, è frutto di una ricerca personale effettuata su tutto il cammino di secoli di arte italiana e europea, ma anche di studio di quella di un'avanguardia conosciuta e apprezzata nei suoi esiti migliori e che riesce a far combinare mirabilmente disegno e colore, superando assieme gli assiomi e gli assunti del neoclassicismo, i limiti della Pop Art per cui il disegno non conserva decisione e linearità come in queste opere.
Leggere Mosè La Cava è semplice e perciò il suo impegno, il suo disegno, la sua arte devono ricevere quel plauso che ci riporta senza difficoltà a un'età dell'oro e a quello stato primitivo di bellezza e di gioia di cui ancor oggi abbiamo assoluto bisogno.

Giuseppe Trincucci