Dal San Tommaso del Verrocchio al Rotten Apples Act di Bush


Come i sistemi economici adulti reagiscono alle scorrettezze nel commercio

Rotten Apples Act. Chissà se la chiameranno così, negli Stati Uniti, la legge firmata, mercoledì 31 luglio, dal presidente George W. Bush per restituire fiducia nel sistema economico americano. Il problema, aperto dallo scandalo della Enron e dalle altre inchieste sul sistema finanziario USA, è stato paragonato da Bush alla lotta internazionale contro il terrorismo di matrice islamica. Tanto per capire quanta importanza assuma — nella culla del capitalismo — il contrasto delle rotten apples, delle mele marce, come il presidente statunitense ha definito i manager e le società di controllo e revisione disoneste.

Per restituire fiducia nel sistema economico americano, colpito, a qualche mese dall’attentato alle Twin Towers di New York dell’11 settembre 2001, da una nuova grave crisi a Wall Street, la legge, approvata la scorsa settimana dal Congresso a stragrande maggioranza, prevede:

  • una "Corporate Fraud Task Force" contro le frodi aziendali, che condurrà le indagini e le coordinerà con la polizia;
  • un inasprimento delle pene (fino a vent'anni di reclusione) per i reati finanziari commessi dai vertici aziendali;
  • la creazione di una commissione ad hoc per le aziende di revisione dei conti e il potenziamento della Sec (Securities and Exchange Commission, l’ente che controlla le società quotate in Borsa);
  • norme più rigide per scoraggiare la distruzione di documenti contabili e altre forme di ostruzionismo della giustizia;
  • il divieto ai manager di ricevere prestiti dalle loro aziende e l’obbligo per cui le stock options delle società quotate siano sempre approvate dagli azionisti.

Un pacchetto a cui Bush ha affiancato la richiesta al Congresso di approvare immediatamente un finanziamento di 20 milioni di dollari da destinare alla Sec, per l'assunzione di 100 nuove persone. A questi si aggiungeranno altri 100 milioni di dollari da destinare alla Sec nel 2003 per l'assunzione di altro personale e l'acquisto di nuove tecnologie.

Nella società che ha teorizzato il "turbocapitalismo", Bush ha lanciato un appello all'onestà e all'etica negli affari, ribadendo che l'economia Usa si basa proprio "sulla correttezza", e si è augurato che il nuovo provvedimento sappia ridare fiducia ai mercati.

Embé?, si chiederanno i navigatori di un sito prevalentemente indirizzato all’arte.

Chiedo un supplemento di pazienza, nella lettura di un altro "fatto" recentissimo successo, stavolta, nel Vecchio Continente.

Sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee di giovedì 18 luglio è stata pubblicata la "Decisione quadro del Consiglio", approvata il 13 giugno scorso, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri. Da lunedì 29 luglio, quella Decisione è in vigore. Sarà, in pratica, eliminato, nell’ambito dei quindici attuali stati membri dell’Unione europea, il procedimento di estradizione, sostituendolo con un più rapido procedimento di consegna per quanti siano colpiti da condanne definitive o da provvedimenti restrittivi relativi a gravi reati.

I reati elencati nella Decisione sono 32:

  • partecipazione a un’organizzazione criminale;
  • terrorismo;
  • tratta di esseri umani;
  • sfruttamento sessuale dei bambini e pornografia infantile;
  • traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope;
  • traffico illecito di armi, munizioni ed esplosivi;
  • corruzione;
  • frode, compresa la frode che lede gli interessi finanziari delle Comunità europee;
  • riciclaggio di proventi di reato;
  • falsificazione e contraffazione dell’euro;
  • criminalità informatica;
  • criminalità ambientale, compreso il traffico illecito di specie animali protette e il traffico illecito di specie e di essenze vegetali protette;
  • favoreggiamento dell'ingresso e del soggiorno illegali;
  • omicidio volontario, lesioni personali gravi;
  • traffico illecito di organi e tessuti umani;
  • rapimento, sequestro e presa di ostaggi;
  • razzismo e xenofobia;
  • furti organizzati o con l'uso di armi;
  • traffico illecito di beni culturali, compresi gli oggetti d’antiquariato e le opere d’arte;
  • truffa;
  • racket ed estorsioni;
  • contraffazione e pirateria in materia di prodotti;
  • falsificazione di atti amministrativi e traffico di documenti falsi;
  • falsificazione di mezzi di pagamento;
  • traffico illecito di sostanze ormonali ed altri fattori di crescita;
  • traffico illecito di materie nucleari e radioattive;
  • traffico di veicoli rubati;
  • stupro;
  • incendio volontario;
  • reati che rientrano nella competenza giurisdizionale della Corte penale internazionale;
  • dirottamento di aereo/nave;
  • sabotaggio.

L’elenco comprende reati fra loro eterogenei. Ce n’è un gruppo, tuttavia, che costituisce i cosiddetti reati dei colletti bianchi (white collars crimes). In calce alla Decisione, l’Italia e l’Irlanda hanno voluto scrivere due dichiarazioni corrispondenti ad altrettante riserve, nell’impegno a darvi attuazione. È una questione che fu già oggetto di polemiche molto accese, in Italia. A Bruxelles, i rappresentanti del governo italiano accettarono l'introduzione del mandato d'arresto europeo, ma con una riserva: nella lista dei delitti perseguibili non dovevano essere inseriti reati tipici dei colletti bianchi, come corruzione, truffa, riciclaggio. Per la precisione, l’Italia voleva impegnarsi solo sui primi 6 della lista di 32 reati, opponendo il problema delle garanzie processuali, potenzialmente non abbastanza in linea, in qualcuno dei Paesi partners dell’Unione, con la Costituzione e i principi generali dell’ordinamento giuridico italiani.

Le polemiche, indirizzate contro l’attuale governo nazionale di centrodestra, vollero in particolare affiancare, questa "riserva", ad un altro provvedimento legislativo assunto sotto il governo di Silvio Berlusconi, relativamente al falso in bilancio. In entrambi i casi, secondo i critici, si palesava un interesse a rendere meno severi controlli e sanzioni nello svolgimento delle attività economiche.

L’immagine del "colletto bianco" e l’allarme contro i "white collars crimes" non sono stati coniati da un incattivito comunista. Fu l’allora direttore generale della General Motors, Peter Sutherland, nel 1939, nella sua "Autobiografia di un colletto bianco", a sottolineare come una frode fiscale o commerciale sia grave quanto un omicidio. Il ragionamento del capo della General Motors era tutto interno al sistema capitalistico e alle regole che ne dovrebbero consentire un ordinato sviluppo. L’assenza di una vittima specifica colpita da un "white collar crime" provoca una reazione, nell’opinione pubblica, più fievole rispetto a una violenza fisica. Eppure la vittima del primo comportamento è il senso comune della responsabilità e del civismo. Perciò quanto più i sistemi economici sono avanzati tanto meno sopportano la violazione alle regole del "commercio". Basta, appunto, vedere l’effetto degli scandali finanziari americani sulle Borse e la reazione, propagandata con la stessa retorica utilizzata contro Osama Bin Laden, del massimo rappresentante degli USA.

È un atteggiamento antico e nato in Italia addirittura in epoca medievale. Come spesso accade a fenomeni sociali di tale portata, ormai invisibili per quanto sono diventati "cultura" di una comunità, se ne trova una potente espressione artistica a Firenze, intorno alla chiesa di Orsanmichele, nella statua di San Tommaso e Gesù realizzata da Andrea del Verrocchio.

Orsanmichele sta alla Via Arte della Lana ed è visitabile ogni giorno eccetto il primo e l’ultimo lunedì del mese. Sorge giusto a metà tra il Palazzo della Signoria e il Duomo, giusto a metà tra uno dei più importanti simboli della tradizione civica per l’umanità e uno, altrettanto importante, della tradizione religiosa. Lo stesso luogo di Orsanmichele è "ambiguo": era il mercato del grano, divenne chiesa, ospitò l’Archivio notarile fino a tutto il 1800. Era sede di rappresentanza per il Comune e delle Arti cittadine. La Signoria del Comune diede incarico all’Arte della Seta (le "arti" erano organismi di governo e rappresentanza dei mestieri e delle professioni tipiche della nascente borghesia urbana) di realizzare i 14 tabernacoli esterni a Orsanmichele, in uno di essi c’è la scultura del Verrocchio, realizzata nel 1486 e raffigurante San Tommaso che infila, dubbioso, il dito nel costato di Gesù. Un’immagine religiosa chiamata a rappresentare una sostanza che più laica non si può: il corretto commercio.

Nel Trecento, le Arti di Firenze crearono il Tribunale della Mercatanzia, il cui prestigio e importanza erano tali che le sentenze da esso emesse erano valide anche all’estero. Era composto da un dottore in legge non fiorentino e da sei consiglieri cittadini, cinque scelti dalle Arti dei Mercatanti, del Cambio, della Lana, della Seta, dei Medici e degli Speziali, che erano considerate le Arti Maggiori, il sesto sorteggiato fra le 14 Arti Minori. La Magistratura della Mercatanzia (la più importante fra le sedici di maggior rilievo, tolta la Signoria, che era la massima) scelse il protettore in San Tommaso Apostolo la cui statua fu posta all'esterno di Orsanmichele.

Le 21 Arti fiorentine scelsero, nel momento in cui il capitalismo di cui erano protagoniste emetteva i primi vagiti, che iI "loro" Tribunale, come il San Tommaso del Verrocchio, sentenziasse costantemente dubitando delle versioni offerte dai "mercatanti", dai "cambisti", dagli altri commercianti e da medici o farmacisti.

Fino a quell’epoca, nemmeno nel diritto romano si pensò a un sistema di sanzioni che punisse lo scorretto esercizio del commercio. Il diritto commerciale comincia a Orsanmichele. San Tommaso è chiamato dagli stessi commercianti a indagare e giudicare sostanzialmente invertendo l’onere della prova: Gesù doveva provare a Tommaso di non essere un millantatore; il commerciante, rispetto a una pretesa violazione delle leggi nascenti che ordinavano un’economia già "globalizzata", doveva provare, scoprirsi, far leggere lettere e carte…

Questa è una storia che si sviluppa attraverso severità misconosciute. In Francia, un’ordinanza del 1560, puniva falliti e bancarottieri "extraordinairement et capitalment". "Capitalment" vuol dire con la pena di morte, confermata (dopo le lamentele degli stessi commercianti che non vedevano applicata la sanzione capitale) in un editto del 1609. La pena di morte è rimasta fino al Codice napoleonico, da cui ha attinto ampiamente l’Italia nello scrivere il codice di commercio del 1882, rimasto in vigore fino al 1942 quando fu varato l’attuale codice civile (che comprende anche le norme del vecchio codice di commercio).

La domanda è: perché, storicamente, dai membri dell’Arte della Seta agli speculatori di Wall Street, resiste una tensione a giudicare severamente le violazioni alle regole del commercio? Perché i progenitori dell’economia organizzata a sistema vollero darsi un Tribunale capace di dichiarare un fallimento a beneficio di tutti i creditori dell’imprenditore in gravi difficoltà, mentre in Francia si premiava il creditore che, per primo, era riuscito a individuare un bene su cui rifarsi? Perché, successivamente, si volle fare un distinzione tra fallito e bancarottiere (l’imprenditore che fallisce e, con manovre fraudolente, nasconde i suoi beni ai suoi creditori) fino a sanzionare la pena capitale per quest’ultimo?

Una ricerca svolta sulla legislazione economica del Wisconsin, uno degli Stati Uniti d’America a più forte tradizione giuridica, rilevò che le norme penali di criminalità economica erano sempre più spesso scritte disinteressandosi del problema della consapevolezza e volontarietà della violazione. Se le norme civili sull’imprenditore fallito tendono a salvare impresa e imprenditore a beneficio dei creditori, le norme penali che puniscono l’imprenditore fallito che fa bancarotta sono applicate, dai giudici, spesso chiedendo una "probatio diabolica" all’imprenditore: un atteggiamento in aperta contraddizione col principio di non colpevolezza che dovrebbe contraddistinguere tutti gli ordinamenti giuridici democratici.

C’è un atteggiamento culturale comune, dalla City londinese a Wall Street, per cui, nei casi di scorrettezze nello svolgimento di attività economiche sempre più complesse e interdipendenti, si chiedono sanzioni…a prescindere. Basta una violazione, anche se, chi l’ha compiuta, non aveva la volontà di fare "tot" vittime o "tot" danni. I sistemi economici adulti reagiscono così, duramente. I sistemi economici più deboli, sono più "permissivi", anche perché spesso vi è una contiguità, che assicura vantaggi reciproci, tra la comunità economica e la comunità politica che legifera.

Non è detto che l’attuale "presidente imprenditore" che governa l’Italia sia, insomma, il più autentico interprete delle leggi del libero mercato, quando insegue a fucile spianato i delinquenti e allenta la presa sui disonesti. Perfino quando, nel caso dei "white collars crimes", qualche ragione ce l’ha chi vuole che sia colui che accusa e sospetta ad avere la difficoltà di provare il reato e non viceversa. A prescindere dall’immagine del San Tommaso del Verrocchio (che non concede la buona fede neanche al Gesù risorto), l’etica degli affari è più severa, è nata nel segno di una religione protestante che conosce solo l’Inferno e il Paradiso. La borghesia italiana, che ha scelto un governo cattolico-liberale di centrodestra, resta aggrappata all’escamotage, cattolicissimo, del Purgatorio.

Giovanni Dello Iacovo

 

 

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Statua di San Tommaso
e Cristo, scolpita dal V
errocchio