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Life's Attitude
Mosè La Cava
14
aprile 2004 - SottocornoNove studio galleria, Milano
28 maggio 2004 - Galleria Cavour, Foggia
Il Continuum della creatività
...osservando i dipinti di Mosè La Cava
Quando lo spettatore si avvicina ad un'opera d'arte prende forma una straordinaria
equazione: l'individuo è in relazione con le sue esperienze esistenziali
così come l'oggetto artistico è in relazione con il suo
sfondo di significati.
Diventa possibile contattare l'opera, riconoscersi in essa al fine di
assimilare una nuova esperienza. Diventa possibile, se la curiosità
è presente, estendere i propri confini. È, in altre parole,
come partire dalla creatività offerta dall'artista per recuperare
e dare spazio alla propria.
La relazione che si viene formando nel timido avvicinamento ad un'opera
è intima e ciò che rende la stessa relazione continuativa
è il riconoscimento, l'identificazione.
Nel guardare l'opera d'arte si assiste ad uno scambio vicendevole tra
proprietà fornite dall'oggetto e la natura dell'osservatore.
Ognuno di noi può permettersi di entrare in relazione con un prodotto
artistico e scogere in esso parti di sé proiettate, interiorizzare
l'immagine attraverso processi del tutto personali, diversi da individuo
ad individuo e validi per ognuno.
La visione non è soltanto una registrazione meccanica di elementi
ma consiste nell'afferrare strutture significanti.
Ogni fruitore ha in sé una concreta situazione esistenziale, una
sensibilità particolarmente condizionata, una determinata cultura,
gusti, propensioni, pregiudizi organizzati in modo tale che la comprensione
della forma proposta avviene secondo una prospettiva individuale.
L'individuo si avvicina ad un dipinto con la consapevolezza del proprio
essere, con il proprio bagaglio di esperienze assimilate, passate e presenti.
Si accosta ad un "altro da se". Al confine del contatto, luogo
d'incontro tra il soggetto e l'oggetto con cui viene in relazione, familiarizza
con l'opera, si riconosce in essa, discrimina e seleziona attivamente
aspetti aderenti alla propria realtà. Avvenuto il riconoscimento,
si nutre di esso e successivamente si ritira.
Ecco che l'opera assume il proprio significato, diventa uno strumento
disvelativo, comunica qualcosa in più, una gestalt nuova.
Fermarsi alla superficie significherebbe lasciare l'impresa incompiuta
e priva di senso. Le forme visive non contano se non per quanto ci dicono:
per questo dalle figure percepite si procederà sempre al significato
che trasmettono, nella speranza di riguadagnare in profondità quanto
si è perso in ampiezza quando si è deliberatamente ristretto
l'orizzonte. Del resto, la fisiologia della percezione può confermare,
"vedere" è un atto creativo.
Paola la Marca
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